Una breve premessa didascalica per spiegare di cosa stiamo parlando: le Famiglie Arcobaleno sono nuclei familiari composti da genitori dello stesso sesso che crescono figli biologici, adottivi o nati attraverso tecniche di procreazione assistita. Il termine “arcobaleno”, mutuato dal simbolo internazionale del movimento LGBTQ+, vuole sottolineare la differenza come ricchezza, non certo come eccezione o anomalia da tollerare.

La loro storia pubblica in Italia prende forma nei primi anni Duemila. Nel 2005 nasce l’Associazione Famiglie Arcobaleno, che diventa il principale punto di riferimento nazionale per il riconoscimento dei diritti di questi nuclei familiari. Da allora il percorso è stato lento, accidentato e, negli ultimi anni, contrastato da alcune istituzioni.
La storia legislativa italiana sul tema è una storia di occasioni perdute, trasversale agli schieramenti, anche se con differenze sostanziali tra destra e sinistra.
Il centrosinistra ha avuto la sua grande occasione nel 2016, con la legge Cirinnà sulle unioni civili. Il testo originario prevedeva la cosiddetta stepchild adoption, la possibilità per il genitore “d’intenzione” di adottare il figlio biologico del partner, a tutela del minore. Fu proprio quella norma a essere stralciata in Senato, sacrificata sull’altare dei numeri parlamentari e delle pressioni interne alla maggioranza, in particolare della componente cattolica. Il risultato fu una legge zoppa, riconosceva le coppie, ma lasciava i minori in un limbo giuridico. Un’occasione storica parzialmente sprecata, che il governo successivo di centrosinistra non colmò mai con legislazione specifica.

Va detto, però, che in quegli anni alcuni comuni a guida progressista iniziarono ad agire in autonomia: Torino aprì la strada nel 2018 registrando i figli delle coppie omogenitoriali, seguita poi da Milano sotto la gestione di Beppe Sala. Un percorso di riconoscimento costruito dal basso e dai territori, che suppliva all’assenza del legislatore nazionale.
Nel 2021 una sentenza della Corte Costituzionale apre timidamente alla genitorialità omogenitoriale, ma nel marzo 2023 il Ministero dell’Interno emana una circolare con cui ordina alle prefetture di bloccare le trascrizioni degli atti di nascita con due genitori dello stesso sesso. Milano è costretta ad obbedire e il sindaco Sala annuncia lo stop (definito “doloroso e ingiusto” dalla presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini) alle registrazioni dei figli con due mamme e di quelli con due papà nati all’estero.
Il governo motivò la scelta richiamandosi a una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite sul divieto della gestazione per altri, ma di fatto estese il blocco anche ai casi di PMA omologa tra donne, che nulla hanno a che vedere con la maternità surrogata. Una sovraestensione interpretativa che molti giuristi hanno definito motivata politicamente. Nel 2024 la stretta si è ulteriormente inasprita con la legge che rende la GPA reato universale, perseguibile anche se praticata all’estero. Nel maggio 2025, tuttavia, la Corte Costituzionale ha risposto duramente, sancendo che è incostituzionale negare il riconoscimento della seconda madre per i figli nati da PMA in Italia, una sconfessione alla linea del governo che però non ha ancora trovato risposta legislativa.

È proprio questo il punto che non si può eludere. In Italia, il figlio di una coppia omogenitoriale può essere legalmente figlio di un solo genitore. L’altro, quello che lo ha cresciuto, accompagnato a scuola, consolato di notte, amato ogni giorno, è un estraneo per la legge. Nessun diritto ereditario automatico, nessun potere decisionale in caso di emergenza medica o ricovero ospedaliero, nessuna tutela scolastica formale.
Si tratta chiaramente di una discriminazione che riguarda direttamente i minori, non un’astratta questione ideologica tra adulti. Una condizione di precarietà giuridica che colpisce in primo luogo i minori. Eppure il governo attuale ha scelto di inasprire questa condizione invece di sanarla, rispondendo alle sentenze di alcuni tribunali, che riconoscevano la doppia genitorialità nell’interesse del minore, con strumenti amministrativi e politici volti a svuotarle. Una linea che organizzazioni internazionali per i diritti umani e la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno più volte criticato.

Il confronto europeo rivela un paradosso che vale la pena sottolineare. In quasi tutta l’Europa occidentale i figli delle coppie omogenitoriali godono di piena tutela giuridica. Matrimonio egualitario e genitorialità omogenitoriale sono legge in 22 Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Spagna, Austria, Portogallo e persino Slovenia.
Ciò che colpisce è che molte di queste conquiste sono avvenute anche sotto governi di centrodestra, o con il supporto di partiti che fanno riferimento al Partito Popolare Europeo (PPE). La CDU tedesca, storico partito conservatore e cattolico, non ha ostacolato il matrimonio egualitario approvato nel 2017. In Spagna, il Partito Popolare si oppose alla legge Zapatero del 2005, ma da allora non ha mai promosso abrogazioni e oggi convive con quella realtà istituzionale. L’Austria ha introdotto il matrimonio egualitario nel 2019, con una sentenza della Corte Costituzionale accettata da un governo a guida conservatrice. Persino la Grecia ha approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2024 sotto un governo del partito Nea Dimokratia, membro del PPE.
Il Parlamento Europeo, guidato dal PPE, ha condannato esplicitamente la condotta del governo italiano, esprimendo in una risoluzione “preoccupazione per gli attuali movimenti anti-diritti alimentati da alcuni leader politici” e citando esplicitamente Ungheria, Polonia e Italia. Lo stesso PPE ha fatto sapere che una convergenza politica con Fratelli d’Italia sarebbe “vincolata a delle condizioni” proprio su questi temi. Giorgia Meloni in buona sostanza si trova su questo dossier più vicina a Viktor Orbán che ai Popolari europei, una posizione ideologica che l’Europa continua ad evidenziare come anomala.

Perché è importante esserci il 10 maggio a Casalmaggiore
Per chi vive e lavora a Casalmaggiore e dintorni, partecipare è un atto di partecipazione e di resistenza civile nel cuore della Bassa cremonese. Non occorre condividere ogni posizione politica per riconoscere che un minore merita protezione giuridica indipendentemente da chi siano i suoi genitori. Su questo, le posizioni dovrebbero convergere trasversalmente.
Il 10 maggio, in questa piccola città affacciata sul Po, si terrà qualcosa di più di una festa, si terrà un pezzo di storia locale minuta, quotidiana, che spesso i media non raccolgono ma che plasma davvero il modo in cui una comunità decide di essere.
La giornata, che si svolgerà al Parco di via Italia, uno spazio pubblico pensato per accogliere famiglie con bambini, prevede momenti di incontro, gioco, racconto e dibattito. Sarà l’occasione per ascoltare direttamente le storie di genitori e figli che ogni giorno navigano un sistema giuridico che non li riconosce pienamente, e per confrontarsi con chi si occupa di diritti civili. L’ingresso è aperto a tutti.
Portare questa festa a Casalmaggiore, una cittadina di provincia, lontana dai grandi circuiti metropolitani in cui queste battaglie sono spesso giocate, ha un significato preciso. Significa dire che i diritti non sono una questione da lasciare alle grandi città, e ci piace pensare che le comunità della Bassa sapranno accogliere e riconoscere ciò che lo Stato ancora nega.

Il nostro territorio ha una storia fatta di migrazioni, di fatica operaia, di comunità che si sono stratificate e mescolate nel tempo. Sa cosa significa costruire appartenenza là dove la norma non la prevede. Accogliere le famiglie arcobaleno non richiede di schierarsi in nessuna battaglia culturale astratta, richiede solo di riconoscere che un figlio merita protezione, stabilità e lo stesso identico sguardo benevolo dello Stato, indipendentemente da chi siano i suoi genitori.
Il 10 maggio, sulle rive del Po, ci sarà spazio per questo riconoscimento.
Vale la pena esserci.

Il programma della giornata:
L’inizio è previsto per le ore 11 con l’accoglienza e l’apertura delle attività ludico artistiche; durante tutta la giornata saranno attivi i laboratori artistici a cura di “Bestiario Fantastico”.
Alle 12:30 i saluti istituzionali e un aperitivo di benvenuto, seguito dal pranzo alle 13:00 presso gli “Amici del Po”; l’iscrizione al pranzo è obbligatoria e si può eseguire scansionando un QR code.
Dalle 14:30 saranno attivi laboratori creativi, teatrali e giochi a cura delle compagnie del Teatro dei Granelli e dei CasalmAttori; a seguire Matteo Salzano & Band, musica dal vivo a cura di Be Molle.
Alle 16:00 ci sarà il talk “Educazione all’Affettività”, un confronto con le realtà del territorio e le testimonianze delle Scuole presenti.
Alle 17:00 Flash Mob & Ice Cream, un gelato in Piazza Garibaldi e gli ultimi saluti.
Alla festa saranno presenti banchetti delle associazioni, l’installazione “Piccolo Uovo” e i libri di “Lo Stampatello”.
L’evento, che si svolgerà anche in caso di maltempo, è organizzato da Famiglie Arcobaleno in Lombardia, Onda Queer e Arcigay Cremona La Rocca in collaborazione con MIA Movimento Incontro Ascolto, Be Molle Concerti, Teatro dei Granelli Casalmaggiore, CasalmAttori e CGIL Cremona.
Hanno aderito all’iniziativa: Arci Cremona, Crema Pride, Cremona Pride, Ottavo Colore Parma, Arcigay La Salamandra Mantova, Familiarizzare – Centro per le famiglie, Laboratorio Comune, Circolo Culturale Defendi e ANPI Provincia di Cremona.
Stefano Superchi
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